“ACQUOLINA”, DI LUCY KNISLEY: LA RECENSIONE

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“Il cibo è felicità, conforto, energia e – a volte –
un ottimo sistema di corruzione.”

Figlia di una rinomata chef e di un buongustaio, Lucy è cresciuta in mezzo ad esperti del settore culinario: non solo cuochi e pasticceri ma anche ristoratori, critici gastronomici ed esperti di catering. Nella sua famiglia cucinare è un mezzo di espressione, mangiare fuori un rituale quasi sacro, sedere a tavola con amici e persone care un’esperienza di allegra condivisione.

I ricordi dell’infanzia di Lucy sono imprescindibili dai sapori, dagli odori e dalle consistenze dei cibi che hanno contribuito a farla diventare ciò che è oggi. Per lei la bella stagione ha il profumo caldo e avvolgente delle fragole messe a bollire da sua madre per farne marmellata; i momenti burrascosi sono associati alle teglie di biscotti messi a cuocere in forno alla ricerca di consolazione; il caldo estivo richiama alla mente gli squisiti croissant alla marmellata assaggiati durante la sua permanenza a Venezia.

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Se da un lato Lucy ama i sapori che le sono familiari, dall’altro sperimenta con entusiasmo gusti nuovi e insoliti durante i suoi viaggi. La sua avventura da adolescente in Messico si divide tra un’overdose di zuccheri e cibi piccanti a profusione; le schermaglie con il padre durante il viaggio in Italia sono interrotte solo da abbondanti piatti di pasta; la visita a un amico in Giappone diventa una rinascita cultural-gastronomica.

Benché sia sempre stata abituata dai genitori ad una cucina sana e raffinata, Lucy non è schizzinosa: il suo amore per il cibo è trasversale. La stessa devozione che prova per le ostriche o per i funghi la riserva anche al cibo spazzatura, che si rifiuta di discriminare perché giudicato dai più “poco sano” (tanto da far diventare un panino da McDonald’s il simbolo della sua gioiosa ribellione adolescenziale, priva di ogni senso di colpa).

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Per Lucy il cibo è emozione, scoperta, conforto; è amore per le piccole cose, come il piacere di dividere una fetta di formaggio con la persona amata in una bella giornata estiva, seduti sull’erba in riva al lago.
È una ghiottona che ama cucinare ma anche che si cucini per lei. Considera un dono perfino i pessimi manicaretti cucinati da un compagno di studi alle prime armi tra i fornelli: dopotutto, secondo lei, il piacere di un’ottima compagnia dura molto di più rispetto al saporaccio.

Lucy Knisley è nata a New York; diplomata all’Accademia di Belle arti di Chicago, lavora come illustratrice e fumettista. Autrice di numerose antologie a fumetti, si è fatta conoscere con il suo diario online Stop Paying Attention; è famosa presso il pubblico americano grazie a French Milk, minicomic in cui racconta (sia attraverso fotografie sia attraverso i suoi disegni) sei settimane trascorse a Parigi in compagnia di sua madre.
Acquolina – La mia vita tra i fornelli è l’ultimo lavoro della Knisley: un libro di memorie in cui le storie e gli aneddoti della sua vita s’intrecciano a invitanti ricette illustrate; lo stile, apparentemente semplice, cela una notevole abilità affabulatoria.

Acquolina è indubbiamente un’ode al cibo e al piacere della buona tavola, ma non si limita a questo. È anche un romanzo di formazione, nonché un intimo e tenero diario che intreccia affetti, cibo e sentimenti.
Da questi ingredienti si ottiene un libro divertente, intrigante e “appetitoso” che risulta assolutamente irresistibile per chi ama tanto il cibo quanto i fumetti. Consigliatissimo.

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