“BLACKSAD”, NON IL SOLITO NOIR

Prologo. Immaginate di essere catapultati nel bel mezzo di un film poliziesco. Siete in America, precisamente a New York, intorno agli anni ’50. La scena che vi si presenta davanti è una delle più classiche: una giovane attrice giace nel suo letto, morta. Un rivolo di sangue cola dal foro di proiettile sulla sua fronte, scivolandole sul viso. L’uomo che sta osservando il cadavere è un investigatore privato, ma nessuno l’ha assunto per risolvere il caso: in un certo senso si è assunto da solo, perché un tempo ha amato la donna che ora è riversa esanime.
A questo punto vi aspettereste di trovare il tipico protagonista dei romanzi hard-boiled, impermeabile scuro addosso e pistola al fianco. Ma cosa succederebbe se, invece di un vero duro alla Philip Marlowe, vi trovaste davanti… un gatto?

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Nel mondo di Blacksad, famosa serie a fumetti creata dagli spagnoli Juan Dìaz Canales (testi) e Juanjo Guarnido (disegni), i protagonisti sono animali antropomorfi. L’utilizzo di questo espediente narrativo è frequente nei cartoni animati e nella letteratura per l’infanzia, ma fin dalla prima pagina Blacksad rimescola le carte in tavola: questa non è una storia per bambini.
Forse l’idea è venuta agli autori proprio grazie ai loro trascorsi nel campo dell’animazione. In particolare Guarnido (che ha lavorato in Francia per la Disney) ha saputo sfruttare la propria esperienza creando personaggi realistici, disegnati in maniera impeccabile, la cui fisionomia li rende universali e dà un quadro immediato del loro carattere. L’intrigante intreccio di caratteristiche umane ed animali declinato in un contesto noir conferisce alla storia un taglio nuovo e originale.

Qualche settimana fa il Ministero della Cultura spagnolo ha assegnato il Premio Nacional del Cómic (considerato in Spagna come il riconoscimento più prestigioso riservato ai fumetti) ad Amarillo, quinto ed ultimo numero della serie. Da qui la scelta di Blacksad per inaugurare la nuova rubrica di questo blog, intitolata “Dalla libreria”, nella quale troveranno spazio i fumetti di pubblicazione meno recente.

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La serie prende il nome dal suo protagonista, John Blacksad, detective privato dalle sembianze di un gatto nero. Se Blacksad non è esattamente il tipico personaggio della detective fiction, di sicuro ne ha numerosi attributi: solitario, scaltro e disincantato. Fondamentalmente, però, è un individuo onesto e leale; ha un forte senso della giustizia, malgrado il suo rapporto ambivalente e talvolta conflittuale con la polizia (ironicamente composta per lo più da individui dalle fattezze canine).
Nonostante ciascun volume sia composto da brevi storie autoconclusive, in ognuna è rivelato un nuovo dettaglio del personaggio o scoperto un tassello del suo misterioso passato.

Qualcuno potrebbe dirvi che vale la pena avere Blacksad solo per i suoi disegni, e in parte è così. Le meravigliose illustrazioni ad acquerello di Guarnido, vere e proprie opere d’arte, permettono al lettore di chiudere un occhio sulla semplicità di alcune trame. Il discorso riguarda soprattutto il primo volume, Da qualche parte tra le ombre: la storia è per lo più modellata secondo i canoni della cinematografia hard-boiled (la sceneggiatura di Blacksad è più simile, in effetti, a quella di un film piuttosto che di un fumetto), e non presenta veri e propri colpi di scena. Il personaggio principale è appena abbozzato, mentre tutti gli altri sono ridotti a semplici comparse.

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D’altro canto, bisogna considerare che il primo numero della serie svolge un’utilità quasi fisiologica, introducendo nella sua conclusione la premessa per tutte le storie successive: il mondo è una giungla spietata, dove il più forte trionfa sul più debole. Proprio come nella “giungla umana”, il più forte non è necessariamente il più pericoloso sul piano fisico; anzi, più spesso la sopraffazione è operata dalle persone che hanno in mano il potere, un tipo di forza più subdolo ma non meno schiacciante.
Altri elementi che aiutano a stemperare l’apparente ingenuità di alcuni passaggi sono i dialoghi incalzanti e l’uso sapiente della sceneggiatura, ma soprattutto l’abilità di Guarnido di sfruttare al massimo le potenzialità di questa declinazione della narrazione a fumetti (a tal proposito, allego qui un’interessante analisi di Fumettologica che approfondisce l’argomento in maniera dettagliata).
Si può dire inoltre che gli autori di volta in volta “correggano il tiro”, confezionando storie sempre più complesse e ben articolate. Perciò, nell’insieme, Blacksad è una serie che merita senza dubbio di essere letta.

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Vediamo più nel dettaglio le singole storie che compongono Blacksad.
In Da qualche parte fra le ombre, come si è detto, il nostro detective si ritrova suo malgrado a investigare sull’assassinio della sua vecchia fiamma, un’affascinante e capricciosa diva di Hollywood. Questa è la storia più fortemente influenzata dagli elementi caratteristici dell’hard-boiled: un misterioso ed efferato delitto, bar malfamati, minacciosi energumeni al soldo di uomini danarosi; il tutto su uno sfondo cupo tipico dell’ambientazione newyorkese degli anni Cinquanta.

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Il ritmo veloce e dinamico conduce a un finale poco consolatorio, privo della rassicurante conclusione in cui i buoni trionfano e viene ristabilito l’ordine. Degno, insomma, di ogni noir che si rispetti.
In sostanza, se questo numero non presenta grosse sorprese, di certo sa come intrattenere.

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Arctic Nation, la mia storia preferita, offre sicuramente uno degli spunti più interessanti della serie.
I fatti si svolgono a “The Line”, un quartiere degradato teatro di scontri razziali. Blacksad, chiamato a indagare sulla scomparsa di una bambina, si ritroverà invischiato nella lotta tra i due schieramenti opposti: da una parte abbiamo gli Arctics, un’organizzazione composta da animali dal pelo candido che propagandano l’ideale della supremazia della “razza bianca” (un evidente rimando al Ku Klux Klan); dall’altra ci sono i Black Claws, animali dal manto scuro che si oppongono alla follia dei loro avversari.
Scopriamo qui che Blacksad è considerato alla stregua di un meticcio, avendo il pelo totalmente nero tranne una macchia bianca sul muso. Cosa che fa di lui una specie di reietto, malvisto da entrambi i gruppi.

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Viene introdotto anche un nuovo personaggio: Weekly, reporter del “What’s News”, che ben presto diventa amico di Blacksad. Un po’ imbranato, ma simpatico e leale, Weekly fa da perfetta spalla al nostro detective e aggiunge alla storia un po’di varietà, oltre all’inevitabile nota comica.
I disegni, sempre impeccabili, rappresentano ancora più efficacemente il “gioco dei ruoli” dei personaggi. I toni scuri permettono di calarci perfettamente nel dramma, sferzato da una nevicata che scende costante dal cielo grigio. I colori si rischiarano nel finale, nel quale permane comunque un retrogusto amaro.

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Anima rossa e L’inferno, il silenzio, rispettivamente terzo e quarto volume della serie, ci portano in due contesti al tempo stesso familiari e diversi tra loro.

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Anima rossa, ambientato a Las Vegas, è permeato dalla tensione della guerra fredda: la paura di un conflitto nucleare fa da sfondo a una tradizionale trama spionistica in cui s’intrecciano i movimenti liberal e gli spauracchi del comunismo. La bellezza viva e pulsante della poesia e dell’arte beat si scontra con la crudezza della repressione operata dalla polizia corrotta.

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L’inferno, il silenzio ci trasporta invece nelle atmosfere calde e allucinate di New Orleans. Un impresario discografico incarica Blacksad di trovare lo scomparso Sebastian “Little Hand” Fletcher, talentuoso pianista jazz afflitto dalla tossicodipenza; ben presto si scoprirà che Sebastian è implicato in un affare pericoloso, molto più grande di lui. In questa storia sono forti le suggestioni del voodoo, della cultura creola e del blues.

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Ancora una volta, lo stile di Guarnido rappresenta efficacemente tanto il colorato caos della città quanto il desolante squallore dei bassifondi. Le situazioni descritte da Canales, caratterizzate dai consueti dialoghi incisivi, sono piuttosto drammatiche.

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Amarillo è il quinto e – per ora – ultimo volume della serie.  Stavolta gli autori ci portano in Texas, dove Blacksad si mette sulle tracce dello scrittore beatnik Chad Lowell e del suo compare, scomparsi a bordo di un’auto rubata. La ricerca lo porterà dritto al circo Sunflower, dove eventi imprevisti e inquietanti complicheranno ulteriormente le indagini.
Canales e Guarnido si discostano dalle solite atmosfere noir a favore di un’ambientazione stile on the road: strade lunghissime circondate da campi assolati di un giallo acceso, quasi abbagliante. Sono ricorrenti le citazioni della Beat Generation (in primis l’amico di Chad, Abraham Greenberg, chiaramente ispirato al poeta Allen Ginsberg). Come sempre la narrazione è avvincente e serrata, i disegni spettacolari.
Nonostante qualche lieve forzatura a livello della trama, insomma, Blacksad si conferma nuovamente come un piccolo capolavoro.


Colgo l’occasione per dare una dritta utile: ogni volume del catalogo Rizzoli Lizard è scontato del 25% fino al 30 novembre. Se stavate pensando di farvi un regalo di Natale anticipato vi suggerirei di fare un pensiero proprio su questa magnifica serie, a mio parere irrinunciabile per qualunque appassionato di fumetti.

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