“PAPERNOVELA VS TOPOKOLOSSAL”, IL GRADITO RITORNO DI SILVIA ZICHE IN EDICOLA

Buone notizie per i fan della Disney: dopo Il Grande Splash e Che aria tira a…, Papernovela  vs Topokolossal è arrivato in edicola, completando così la cosiddetta “trilogia bianca” della geniale Silvia Ziche. Come si può intuire dal titolo,  il volume raccoglie le due famose saghe pubblicate su Topolino tra il 1996 e il 1997.

Scoperta per puro caso questa ghiotta occasione, non me la sono lasciata sfuggire. Da piccola ero una consumatrice compulsiva di Topolini: la Papernovela e il Topokolossal sono un vivido ricordo della mia infanzia. Considerando anche che mi era sempre mancato qualche pezzetto di entrambe, procurarsi questo fumetto è stato un imperativo categorico.

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La Papernovela (meglio nota come Zio Paperone e il mistero del papero del mistero) era – ed è ancora – la mia preferita, complice il fatto che ho sempre tenuto più per la Famiglia dei Paperi che per la Città dei Topi.
Paperon de’Paperoni ha un’idea per sollevare gli indici d’ascolto della sua rete televisiva (la quale trasmette solo diapositive in bianco e nero di Paperopoli scattate dallo stesso Paperone negli anni ’30): inventare un’avvincente telenovela che tenga gli spettatori incollati allo schermo.
Ovviamente il budget dev’essere ridotto all’osso, perciò per il cast sono scritturati nipoti e parenti vari. Rimediato un set economico e i vestiti di scena (i fondi invenduti dei suoi grandi magazzini), Zio Paperone dà la sue direttive: si recita senza copione, solo con uno spunto di partenza dal quale ciascun attore dovrà improvvisare la propria parte. L’unica regola della Papernovela è “non ci sono regole”.

Lo spunto è questo: il ricco possidente terriero Don Paperon è costantemente assediato dai suoi parenti, ciascuno dei quali quali si mostra esageratamente premuroso con lui nella speranza di accaparrarsi la sua eredità. Con i nervi ormai logorati da tante interessate attenzioni, Don Paperon escogita il “mistero dei sette oggetti”: ad ogni contendente all’eredità vengono consegnati un bottone, un rotolo di spago, uno specchietto, un mozzicone di matita, un decino, un pezzo di sapone ed un chiodo; senza alcun indizio, ciascuno dovrà scoprire il modo di utilizzarli.  Non si sa però quale sarà la ricompensa per chi riuscirà a risolvere l’enigma, poiché Don Paperon viene colto da una laringite fulminante che lo costringerà al mutismo per buona parte del serial televisivo.

Le speranze di Paperone vengono esaudite: la telenovela fa un boom di ascolti e tiene l’intera città col fiato sospeso. Contemporaneamente, si sparge la voce che il mistero dei sette oggetti sia un reale manovra di Paperon de’Paperoni per scegliere l’erede della sua immensa fortuna; così, tra le improvvisazioni degli attori e le frequenti interferenze provenienti dall’esterno del set (che influiscono sullo svolgimento dello spettacolo), il Papero del mistero si ingarbuglia sempre di più. Ben presto la telenovela smette di essere un semplice spettacolo e diventa un autentico fenomeno di psicosi collettiva, con effetti travolgenti su Paperopoli e i suoi abitanti…

Di tutt’altro genere è la premessa che sta alla base del Topokolossal: John Dollar, anziano miliardario filantropo, dà alla regista Annabel Lecter il compito di dirigere un ciclo di telefilm che funga da suo personale lascito all’umanità. Con l’unica restrizione di uno specifico cast di attori, il vecchio promette di finanziare l’opera con un budget illimitato.
La verità però è un’altra: John Dollar non è altri che Macchia Nera, per l’occasione complice di Gambadilegno e Plottigat. Il telefilm è un espediente per tenere occupati Topolino e Basettoni, scritturati nel cast, così da permettere al trio di poter mettere in atto le proprie rapine indisturbato.

La trama è la seguente: il perfido Pietro Galactus vuole impadronirsi della Terra; su suggerimento del fido Plotty K, ricorre alla clonazione nell’intento di moltiplicare le proprie forze. Detto fatto, vengono creati subito due cloni sia di Pietro Galactus che di Plotty K; sfortunatamente per loro aumenta solo la concorrenza, perché entrambi i cloni del signore del male intendono conquistare il pianeta per sé stessi.
Casualmente tutti e tre i cattivi hanno la stessa idea: rapire Stella, la “coscienza collettiva” dei terrestri; Mickey Skyrunner, eroe della Terra e fidanzato della ragazza, si lancia così all’inseguimento per liberare la sua amata e sventare la minaccia spaziale.

Anche nel Topokolossal vita dentro e fuori dal set si mescolano: da una parte c’è lo spettacolo, mandato avanti a forza di improvvisazioni e deliranti colpi di genio (come la famigerata “Baguette Catalitica”, l’invincibile arma di Skyrunner); dall’altra, Macchianera & Soci conducono una doppia vita (tampinati con scarso successo dall’ispettore Manetta) alternando le riprese del film di giorno alle loro rapine di notte.
I proventi dei colpi finiscono sempre per essere spesi  nella  realizzazione del kolossal, ma ciò non impedisce a Macchianera di farsi venire un’altra idea più ambiziosa: la conquista del mondo!

Papernovela vs Topokolossal (edito dalla Panini Comics) è un piccolo capolavoro di comicità, ben congegnato e condito di geniali citazioni, i cui episodi si leggono tutti d’un fiato. Graziosa l’idea della copertina “double-face”. Se state cercando un modo per spendere degnamente cinque euro – quasi sei – il mio suggerimento è di correre subito in edicola.

Una piccola postilla: di recente la Rizzoli Lizard ha pubblicato ¡Infierno! 2, firmato dalla coppia Tito Faraci-Silvia Ziche.

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