“ROCKY”, L’ALTER EGO CANINO DI MARTIN KELLERMAN

“Sembra che io dia il meglio nei periodi di merda. Ogni volta che le cose vanno bene e sto da dio la gente si lamenta. È un dono e, allo stesso tempo, una maledizione. Come essere l’Uomo Ragno.”
(Martin Kellerman)

Nel 2006, dopo aver riscosso un enorme successo in Svezia e in Scandinavia ed essere stato pubblicato perfino in America, Rocky di Martin Kellerman è approdato anche in Italia. Eppure sono in pochi a conoscere questo incasinato e irriverente cane antropomorfo e la stravagante compagnia dei suoi amici animali.

Fumetto autobiografico basato sulla vita quotidiana di un gruppo di ragazzi nella parte sud di Stoccolma (ovvero a Södermalm, isola che forma il quartiere meridionale del centro della città), Rocky è stato ideato da Martin Kellerman mentre attraversava un periodo piuttosto difficile. L’autore, infatti, all’epoca era appena stato mollato dalla ragazza e licenziato dal suo lavoro come disegnatore per una rivista pornografica; come se non bastasse, era stato costretto a tornare a vivere con suo fratello nella casa dei genitori in periferia. Il ragazzo ha iniziato così a sfogarsi disegnando delle strisce comiche che avevano come protagonisti se stesso e i suoi amici.
La cosa era nata come un gioco e lo stesso Kellerman non l’aveva presa molto sul serio, almeno finché il quotidiano gratuito Metro non ha cominciato a pubblicare le sue strisce. Da allora il fumetto è stato inserito in diversi giornali, venendo più volte cancellato a causa delle denunce per i suoi contenuti volgari e sessuali.

Nel lavoro di Kellerman sono presenti le influenze di numerosi fumettisti underground americani e svedesi come Peter Bagge, Robert Crumb, Joe Matt, Harvey Pekar, Max Andersson e Mats Jonsson. Lo stesso Peter Bagge descrive l’opera di Kellerman con queste parole: “Rocky è ben scritto, ben disegnato, divertentissimo, e offre un elevato livello d’ immedesimazione per il lettore. Che puoi pretendere di più, oggi, da un fumetto o da una qualsiasi altra forma di intrattenimento?
La comicità delle strisce di Rocky mescola situazioni di vita vissuta con elementi della cultura hip-hop e dialoghi che comprendono frasi dello slang inglese. Come già specificato, i personaggi sono animali antropomorfi. Lo stile dei disegni, decisamente cartoon, strizza l’occhio al più celebre Fritz il gatto di Robert Crumb (per dovere di cronaca è opportuno specificare che, per quanto Rocky possa essere irriverente, non raggiunge certo i livelli del suo pazzoide e sboccato collega felino).

Il punto forte del fumetto di Kellerman è sicuramente l’immedesimazione nel personaggio da parte del lettore. Di striscia in striscia, il fumettista Rocky (mollato dalla fidanzata e cacciato di casa nello stesso giorno) si barcamena in un anno disastroso costellato di casini sentimentali, lavori improbabili, sbornie colossali e impicci vari; tra le altre cose, Rocky non si fa mancare nemmeno una settimana all’ospedale, qualche arresto e una puntatina promiscua al Roskilde Festival.
Difficilmente si può evitare di simpatizzare per questo cane goffo e un po’ scontroso. Attraverso il suo sguardo cinico e disincantato, è possibile vedere la vita metropolitana di Stoccolma da un punto di vista insolito e divertente.

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Rocky è pubblicato in Italia dalla Edizioni BD, casa editrice di cultura pop nata su iniziativa di Tito Faraci e Marco Schiavone (specializzata in fumetti, comics americani, rock & roll e libri per bambini). Il volume, che fa parte della collana Alta Fedeltà, costa 12 euro.

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