LUISA CASATI, LA “MUSA EGOISTA” DI VANNA VINCI

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Una vecchia e famosa regola stabilisce che “non si giudica un libro dalla copertina”.  Eppure a volte è davvero difficile non farsi influenzare dall’aspetto esteriore di un volume, specie se si tratta di fumetto. Sulla copertina de La casati. La musa egoista di Vanna Vinci, ad esempio, campeggia in primo piano il volto della protagonista. L’attenzione dell’osservatore è letteralmente calamitata dai grandi occhi bistrati di nero, dalla folta chioma rosso fuoco e dalle labbra scarlatte che risaltano sulla pelle bianchissima.

Luisa Casati (nata Luisa Amman) fu un’icona della Belle Époque. A causa della prematura dipartita dei suoi genitori ereditò in giovane età l’immensa fortuna del padre Alberto, ricco produttore di cotone. Nel 1900 si sposò con il marchese Camillo Casati Stampa di Soncino; l’anno successivo nacque Cristina, l’unica figlia della coppia. Luisa Casati, però, non si adeguò mai allo stile di vita tipico delle nobildonne milanesi. La sua scandalosa relazione con il poeta Gabriele D’Annunzio le ispirò un cambiamento radicale. Fu da allora, infatti, che cominciò il suo proposito di “far di se stessa un’opera d’arte”: col trucco esagerato, le mise a dir poco audaci e i suoi comportamenti stravaganti, divenne presto una delle donne più famose e trasgressive del suo tempo. Basta pensare alle sue passeggiate per le strade notturne di Venezia, completamente nuda sotto una lunga pelliccia mentre porta un ghepardo al guinzaglio.

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Incapace di realizzare qualcosa attraverso la quale esprimere il proprio temperamento artistico, Luisa Casati fece del proprio corpo la tela su cui creare. Diventò così la musa ispiratrice di numerosi maestri, oltre al già citato D’Annunzio: come il pittore Giovanni Boldini, che la ritrasse sia vestita di nero e viola sia coronata di piume di pavone; o come Man Ray, che in una foto moltiplicò per sei i magnetici occhi della marchesa. La Casati fu mecenate e fonte d’ispirazione di un autentico stuolo di pittori, stilisti, poeti, scultori e fotografi ammaliati dal suo fascino; persino i futuristi ne fecero la loro madrina, conquistati dall’audacia e modernità di questa donna decisamente sopra le righe.

L’avvento della prima guerra mondiale coincise con l’inizio della decadenza della marchesa: mentre l’Europa era devastata dal conflitto, l’arte perse la sua importanza primaria. Col passare degli anni i fasti della Belle Époque si fecero sempre più lontani, le mode cambiarono; la Casati, ormai in età avanzata, sembrava un rudere del passato. Il patrimonio di famiglia era stato lentamente ma inesorabilmente dilapidato in abiti, costumi, gioielli, animali esotici, ville faraoniche e feste leggendarie. Sola, annoiata e ormai indigente, con un debito enorme sulle spalle, la donna si trasferì a Londra. Lì, dove viveva la figlia Cristina, passò gli ultimi anni della sua esistenza. Vanna Vinci inizia il suo racconto proprio raffigurando la Casati già vecchia: ancora pesantemente truccata, vestita di nero e ammantata di pellicce spelacchiate, che vaga per la città simile ad uno spettro pur mantenendo nella povertà il piglio fiero di un’imperatrice.

Schizzi dell'opera.
Schizzi dell’opera (dal blog di Vanna Vinci).

Per questa biografia a fumetti, la Vinci si affida alle voci delle persone che hanno conosciuto Luisa Casati: impossibilitata a far parlare di sé in prima persona questa protagonista enigmatica (che ben poco ha lasciato trapelare della sua vera personalità, intenta com’era a stupire costantemente il prossimo), l’autrice ha scelto di attingere alle numerose testimonianze fornite da altri su questa figura leggendaria. L’effetto è simile a quello di un documentario a interviste, interessante e capace di rendere al meglio la meraviglia suscitata da questa nobildonna; al tempo stesso rimane un alone di mistero, proprio perché è impossibile sondare in profondità i pensieri del personaggio principale. Benché sia evidente l’egocentrismo della Casati, così tesa al perpetuo rinnovamento della propria immagine da risultare estraniata dalla realtà, Vanna Vinci si esime dall’esprimere su di lei un giudizio morale rimanendo il più neutra e distaccata possibile.

I disegni sono certamente un punto forte dell’opera: le stupende illustrazioni ad acquerello, piene di colori e col tratto morbido dato dal pastello nero, incantano il lettore rendendo al meglio quel senso di magnificenza che permea il fumetto. Ispirandosi ai mille ritratti rimasti della protagonista, l’autrice replica dettagliatamente i look eccentrici, i vestiti favolosi, le pose che l’hanno resa famosa. La Belle Époque rivive in tutto il suo splendore nelle grandi tavole di Vanna Vinci, che costituiscono un imponente affresco di quell’era così lontana e diversa dalla nostra. La scelta di raccontare la storia della Casati attraverso l’uso di questo linguaggio espressivo non poteva essere più adatta. Il volume è stato pubblicato in Italia dalla Rizzoli Lizard nel 2013 (l’edizione originale francese è a cura della Dargaud Benelux); oltre al bell’aspetto, vanta un’eccellente cura editoriale.

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Questo mese 24 ORE Cultura pubblicherà un’altra biografia a fumetti ad opera di Vanna Vinci: quella su Tamara de Lempicka, famosa pittrice polacca appartenente alla corrente dell’Art Déco. Su Fumettologica se ne può già trovare l’anteprima.

Ps: Di recente si è conclusa al Palazzo Fortuny di Venezia un’esposizione intitolata “La Divina Marchesa. Arte e vita di Luisa Casati dalla Belle Époque agli Anni folli”. Oltre al sito ufficiale della mostra, allego il link alla “recensione folle a fumetti” di Giulio Mariotti apparsa su RACNA Magazine, portale multimediale dedicato all’Arte contemporanea.

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One thought on “LUISA CASATI, LA “MUSA EGOISTA” DI VANNA VINCI

  1. What an excellent rendiag!What do you mean exactly by critical mass?Your first mention about intellectual constructions vs. descriptions can be found also in any other art.Can I make you feel a certain piece of music (let’s say Stravinsky) only with words and without any “music”? Can I “explain” you Kandinsky only in words without showing you an image or at least making a small sketch, if you never met his kind of art before?I’m afraid that the case of fragrances and their understanding is similar to general art appreciation. The mission of criticism is to unveil and to unwrap things. Since the Renaissance our western eye has been “trained” in a specific way. We “see” in the way art shaped our mind and this way is often different from contemporary art. Look at the setting of a TV show or the layout in fashion magazines. They follow similar composition principles that were in art since centuries ago.I do not think that fragrances are personal and I feel the same for the notion of Beauty. Beauty is universal in our western culture (I know some will look very strange at me) but some types of beauty are harder to understand.”Do I like a fragrance for me or not” is similar to the selection of a painting. Most people will prefer a cosy Corot painting in their room and not an Egon Schiele. Legitimacy is a hard subject today. I remember years ago when the blogs have started, the reaction of many people in the industry (who do they think they are?). I waited and waited to read papers written by perfumers (other than the press releases for a new creation) or by the “imaginary” professionals. Nothing happened in theese years.The legitimacy is the result of self discipline, ethics and what you write.The subject of beauty is often misunderstood in fragrance/fashion and even design because of the confusion – beautiful / pleasant / pretty / taste. Kant had a memorable piece on that and I wrote a paper about the consequences in fashion criticism (it’s in romanian).Explaining Fragrance ART to somebody that doesn’t smell so much is as difficult as trying to explain to an aborigen what Western Art is about and why Vermeer and Paul Klee are great artists. There are fashion designers for the public and designers for designers. Prada is one of them.Prada is not just clothes. Roudnitska is not just pretty fragrances.

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