STRANGERS IN PARADISE #6, DI TERRY MOORE: L’ATTO FINALE

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“Se c’è una cosa che ho imparato è che non si può tornare a casa ogni volta che si vuole, che non si può trovare sempre nel prossimo un sorriso e che, senza amore, siamo solo stranieri in paradiso.”

Il mese scorso è uscito in libreria il sesto volume di Strangers in Paradise: un numero cruciale, che vede la conclusione della storica serie di Terry Moore. Francine, Katchoo, David e la miriade di personaggi che pagina dopo pagina abbiamo imparato ad amare – e a odiare – ci salutano per sempre, lasciandoci felici e malinconici al tempo stesso. Del resto non ci si poteva aspettare altrimenti da un’opera tanto potente quanto delicata come SiP, con il suo continuo alternarsi di emozioni contrastanti.
Per l’occasione, la copertina del volume è dedicata non a uno ma a tre personaggi, i protagonisti principali della serie che sorridono al lettore (con buona pace di Freddie il quale, raffigurato sul dorso, completa l’immagine di gruppo del cast che si ottiene allineando i diversi numeri). Si tratta di una scelta azzeccata, secondo me: non solo perché David, Francine e Katchoo incarnano il cuore stesso di Strangers in Paradise, ma perché il particolarissimo rapporto che li lega, nel bene e nel male, di fatto li rende una cosa sola. Senza guastarvi la trama con anticipazioni inutili, posso assicurarvi che questo volume ne è la conferma definitiva.

Grazie alla provvidenziale alleanza di David e Casey, Katchoo e Francine rompono il lungo silenzio che dal matrimonio di quest’ultima le aveva divise. Entrambe sono cambiate mentre erano separate l’una dall’altra: Katchoo è più serena da quando ha potuto accantonare il peso del proprio passato, e Francine è diventata una donna più energica e sicura di sé. Tuttavia, questo smussamento delle loro personalità potrebbe non bastare a colmare del tutto la distanza che si è creata nelle loro vite. Mentre Francine si ritrova a fare i conti con un’improvvisa e sconvolgente crisi familiare, Katchoo e Casey devono affrontare un grave problema che riguarda David; per tentare di risolverlo, i tre formeranno un triangolo surreale, tenero e tragicomico. Perfino Tambi offrirà il suo aiuto, svelando ancora una volta aspetti nuovi e imprevedibili del suo carattere.

La sotto-trama thriller diventa sempre meno presente fino a scomparire del tutto, lasciando spazio alle vicende strettamente personali dei protagonisti (anche se non manca un ultimo colpo di scena riguardo alle Ragazze di Parker). Più ci si avvicina al finale e più Moore si concentra su ciò che gli riesce meglio: descrivere i sentimenti dei suoi personaggi con grazia, ironia e realismo.

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Riguardo l’aspetto grafico, non c’è molto da aggiungere rispetto agli ultimi volumi: i disegni di Terry Moore si sono cristallizzati da tempo nel tratto estremamente pulito, elegante e realistico che caratterizza anche i lavori successivi, Echo e Rachel Rising. Non mancano però le consuete strizzate d’occhio allo stile cartoon, né i familiari intermezzi in prosa tra un capitolo e l’altro (anche se presenti in misura minore, come se l’autore privilegiasse sempre più la narrazione per immagini man mano che ci si avvicina alla conclusione). In questo volume spicca il tratto morbido e sfumato di alcune scene, che risultano molto suggestive.
Per quanto io sia smaccatamente parziale nel giudizio, sento di poter affermare che Strangers in Paradise è una di quelle serie cui è quasi impossibile trovare dei difetti. L’unica osservazione che ho da fare in merito al sesto volume, è l’impressione che Moore abbia leggermente forzato la mano inserendo dei dettagli non pianificati in precedenza e rimescolando le carte in tavola. Cosa quasi inevitabile, se si considera che la serie è durata per ben quattordici anni: la storia è lentamente cambiata, cresciuta, proprio come i suoi protagonisti.

Dovendo valutare nel complesso quest’edizione absolute, riveduta e corretta dallo stesso autore, si può dire che la Bao abbia fatto un buon lavoro: i volumi sono del giusto formato, ben curati e invitanti (inoltre la collezione completa fa un bell’effetto sulla libreria, cosa che non guasta mai). Come ho già accennato in precedenza, pesa un po’ l’assenza di contenuti aggiuntivi come quelli dell’edizione Free Books: riassunti, credits dei singoli episodi e annotazioni che permettano al lettore di orientarsi fra le innumerevoli citazioni sparse all’interno dell’opera[1]. Una mancanza che la Bao ha colmato parzialmente includendo il romanzo d’appendice di Molly e Poo nel numero 5 e la gallery di tutte le copertine della serie originale in quest’ultimo volume. In ogni caso, una nuova edizione italiana di Strangers in Paradise era assolutamente necessaria, e pubblicarla in occasione del ventesimo anniversario della serie è stato il modo migliore per celebrare questa ricorrenza.
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Del tanto atteso finale, vi dico solo che è di una struggente delicatezza, capace di farvi versare più di una lacrima. Terry Moore cala con maestria il sipario sui suoi personaggi e le loro vicende, attraverso un commovente richiamo all’altro spettacolo da cui tutto ha avuto inizio: Strangers in Paradise, appunto. Una degna conclusione, che lenisce un po’ l’amarezza di quel semplice “fine” con cui Katchoo, Francine e tutti gli altri si congedano dal loro pubblico.

[1] Per questo passaggio, mi sono basata sulla recensione di Fabio Maglione su Lo Spazio Bianco in merito a Strangers in Paradise #17: http://www.lospaziobianco.it/12246-Strangers-Paradise-17

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